Corridoi ecologici e biodiversità urbana: progettare il verde perché funzioni davvero

A cura di Nicolò Avogaro – Dottore Forestale e Ingegnere Ambientale, Studio GreeNForest
Quando progettiamo un'area verde, una fascia alberata, una siepe, un parco o un sistema di gestione delle acque meteoriche, una delle domande che dovremmo porci è molto semplice: questo intervento sarà realmente utile alla biodiversità?
Non sempre, infatti, aumentare la superficie a verde significa automaticamente aumentare il valore ecologico di un territorio.
Un'area può essere molto verde dal punto di vista paesaggistico e avere, allo stesso tempo, una funzionalità ecologica limitata. Al contrario, elementi apparentemente semplici – una siepe correttamente progettata, una fascia erbacea, una depressione vegetata, un filare o una piccola zona umida – possono diventare componenti importanti di una rete ecologica più ampia.
La differenza sta nel modo in cui leggiamo, progettiamo e soprattutto misuriamo il territorio.
Dal verde alla rete ecologica
Per molto tempo il verde è stato considerato soprattutto come elemento ornamentale o come superficie da inserire all'interno di un progetto.
Oggi questo approccio non è più sufficiente.
Le infrastrutture verdi vengono definite a livello europeo come reti strategicamente pianificate di aree naturali e seminaturali, progettate e gestite per fornire molteplici servizi ecosistemici e, contemporaneamente, migliorare la biodiversità.
La parola importante è proprio rete.
Un parco isolato, una siepe, un filare alberato o una zona umida possono avere un valore proprio. Ma il loro contributo ecologico può aumentare quando questi elementi sono messi in relazione con ciò che esiste intorno: corsi d'acqua, boschi, prati, aree agricole, parchi urbani, filari, fossati, aree Natura 2000 e altri elementi della rete ecologica.
È qui che entra in gioco il concetto di corridoio ecologico.

Che cosa sono i corridoi ecologici e perché sono importanti?
I corridoi ecologici sono elementi del territorio che possono favorire gli spostamenti degli organismi e la connessione funzionale tra habitat e aree naturali. Possono comprendere fasce boscate, siepi, filari, corsi d'acqua con vegetazione ripariale e altri elementi naturali o seminaturali.
La loro importanza è legata alla possibilità di ridurre gli effetti della frammentazione degli habitat, favorendo gli spostamenti delle specie e, dove le condizioni lo consentono, gli scambi tra popolazioni.
Un corridoio ecologico, tuttavia, non è semplicemente una fascia verde.
La sua funzionalità dipende dalle specie considerate, dalla struttura della vegetazione, dalle distanze, dalla presenza di barriere e dalla qualità degli habitat attraversati.
Una strada, un'area industriale, un parcheggio fortemente illuminato o una grande superficie impermeabilizzata possono costituire barriere molto differenti per un insetto impollinatore, un anfibio, un piccolo mammifero o un uccello.
Per questo motivo non esiste una rete ecologica efficace per tutte le specie nello stesso modo.
Prima di progettare occorre quindi comprendere il territorio e rispondere ad alcune domande fondamentali.
Quali habitat sono presenti? Quali specie possono utilizzare quell'area? Dove si trovano le principali sorgenti di biodiversità? Quali elementi del paesaggio possono funzionare da collegamento? Dove si trovano invece le principali discontinuità?
Sono domande che trasformano la progettazione del verde in vera e propria progettazione ecologica.
Il ruolo del GIS: leggere ciò che a prima vista non vediamo
Una parte crescente del nostro lavoro in GreeNForest passa attraverso strumenti GIS, tra cui QGIS, che consentono di organizzare, confrontare e analizzare informazioni territoriali differenti.
L'analisi può integrare dati relativi all'uso del suolo, alla vegetazione, all'idrografia, alla morfologia, alle infrastrutture, alle aree protette, alla Rete Natura 2000, agli habitat e alla distribuzione delle specie faunistiche.
Partendo da queste informazioni possiamo ricostruire la struttura ecologica del territorio e individuare:
aree sorgente per la biodiversità;
corridoi ecologici esistenti e potenziali;
elementi di connessione tra habitat;
stepping stones, cioè piccole aree che possono funzionare come punti intermedi;
barriere ecologiche e settori caratterizzati da maggiore frammentazione;
aree nelle quali un intervento potrebbe produrre un miglioramento della connettività.
In altre parole, possiamo iniziare a capire dove mettere il verde prima ancora di decidere quale verde mettere.
È una differenza sostanziale.
L'utilizzo del GIS non sostituisce le indagini naturalistiche, ma permette di orientarle, individuando le aree che richiedono maggiore attenzione e confrontando differenti scenari progettuali.
Non solo biodiversità: le infrastrutture verdi e blu lavorano insieme
Un'infrastruttura ecologica ben progettata raramente svolge una sola funzione.
Una depressione vegetata può contribuire alla gestione delle acque meteoriche e contemporaneamente creare condizioni favorevoli per alcune componenti della biodiversità.
Un filare alberato può migliorare la continuità ecologica, ombreggiare un percorso e contribuire alla mitigazione microclimatica.
Una siepe campestre può offrire rifugio e alimentazione alla fauna, intercettare parte delle polveri, caratterizzare il paesaggio e aumentare la complessità ecologica di una matrice agricola.
Un bacino di laminazione progettato esclusivamente come opera idraulica può diventare, attraverso adeguate scelte progettuali e gestionali, anche un elemento della rete ecologica locale.
È questo il principio delle infrastrutture verdi e blu: utilizzare processi naturali e soluzioni multifunzionali per affrontare contemporaneamente esigenze ambientali differenti.
Acqua, vegetazione, suolo e biodiversità smettono così di essere capitoli separati dello stesso progetto.
Diventano parti dello stesso sistema.
Come si misura il miglioramento della biodiversità in un progetto?
È probabilmente questa una delle domande più importanti.
Se affermiamo che un progetto aumenta la biodiversità, dovremmo essere in grado, nei limiti delle conoscenze e degli strumenti disponibili, di dimostrarlo.
Per questo la progettazione ecologica dovrebbe essere accompagnata da indicatori ambientali misurabili, selezionati in funzione degli obiettivi dell'intervento e delle caratteristiche del contesto territoriale.
Alcuni indicatori possono essere relativamente semplici: superficie permeabile, copertura arborea, superficie destinata ad habitat, sviluppo degli elementi vegetazionali lineari, diversità delle specie vegetali, percentuale di specie autoctone e distanza tra aree ecologicamente funzionali.
Altri richiedono analisi più articolate: connettività ecologica, grado di frammentazione, idoneità ambientale per determinate specie, qualità degli habitat, capacità di gestione delle acque meteoriche e servizi ecosistemici associati agli interventi.
È importante distinguere ciò che può essere misurato direttamente da ciò che viene stimato attraverso modelli.
Ad esempio, un aumento della superficie vegetata può essere quantificato già in fase progettuale. Dimostrare un effettivo incremento della biodiversità faunistica richiede invece indicatori biologici appropriati e, quando necessario, monitoraggi nel tempo.
Il principio rimane comunque lo stesso: misurare lo stato iniziale, progettare l'intervento e verificare quanto il sistema migliora.
È il passaggio da una biodiversità semplicemente dichiarata a una biodiversità progettata e verificabile.
Dalla progettazione alle valutazioni ambientali: VIncA, VIA e VAS
Questo approccio assume un'importanza ancora maggiore quando il progetto rientra nell'ambito di procedure quali la Valutazione di Incidenza Ambientale (VIncA), la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) e la Valutazione Ambientale Strategica (VAS).
In questi casi l'analisi ecologica non dovrebbe essere considerata soltanto come uno strumento necessario a verificare gli effetti di una trasformazione.
Può diventare uno strumento progettuale.
Conoscere preventivamente habitat, specie potenzialmente presenti, corridoi ecologici e principali pressioni consente infatti di modificare il progetto prima che le criticità emergano durante la fase autorizzativa.
L'integrazione delle informazioni ambientali fin dalle prime fasi permette di individuare alternative localizzative, soluzioni progettuali e misure di prevenzione o mitigazione più coerenti con il contesto.
Naturalmente, ciascuna procedura conserva le proprie finalità, i propri criteri e i propri requisiti normativi. La presenza di interventi a favore della biodiversità non sostituisce la necessità di valutare correttamente gli eventuali effetti negativi del progetto.
La valutazione ambientale può quindi essere utilizzata non soltanto per chiedersi se un intervento produca effetti significativi, ma anche per comprendere come progettare una trasformazione riducendo le interferenze e valorizzando, dove possibile, le funzionalità ecologiche del territorio.
È un cambio di prospettiva che riteniamo particolarmente importante.
La Nature Restoration Law cambia ulteriormente lo scenario
Questa evoluzione non riguarda soltanto il mondo della progettazione.
Il Regolamento europeo sul ripristino della natura, Regolamento (UE) 2024/1991, conosciuto come Nature Restoration Regulation, introduce obiettivi vincolanti per il ripristino degli ecosistemi europei.
Tra gli ambiti disciplinati vi sono anche gli ecosistemi urbani, per i quali il regolamento prevede specifici obiettivi relativi agli spazi verdi urbani e alla copertura arborea, secondo le condizioni e le scadenze stabilite dalla normativa.
La direzione è quindi chiara.
La pianificazione territoriale dovrà confrontarsi sempre più con la necessità di conoscere non soltanto l'estensione del verde, ma anche la sua qualità, distribuzione e funzionalità.
Per amministrazioni, progettisti e soggetti che operano nella trasformazione del territorio, questo significa attribuire maggiore importanza alla disponibilità di dati ambientali, alla definizione di indicatori e alla verifica dei risultati.
Non sarà sufficiente affermare che un intervento è sostenibile. Sarà sempre più importante spiegare quali benefici ambientali può produrre, attraverso quali meccanismi e con quali strumenti tali benefici possono essere verificati.
Come GreeNForest affronta la progettazione ecologica
In GreeNForest lavoriamo sull'integrazione tra competenze forestali, naturalistiche e di ingegneria ambientale, affiancando alle valutazioni tecniche tradizionali strumenti GIS, analisi territoriali e metodi di valutazione dei servizi ecosistemici.
L'obiettivo è affrontare la progettazione delle infrastrutture verdi e blu considerando congiuntamente vegetazione, habitat, fauna, suolo, acque meteoriche e connessioni ecologiche.
Questo approccio può trovare applicazione nella riqualificazione di aree urbane e produttive, nella progettazione di fasce vegetate e sistemi drenanti, nella ricostituzione di elementi della rete ecologica e negli interventi di rinaturalizzazione.
Una particolare attenzione viene rivolta al confronto tra stato ante operam, scenari progettuali e condizioni post operam, attraverso indicatori coerenti con la scala e gli obiettivi dell'intervento.
Stiamo inoltre sviluppando strumenti di supporto alle analisi territoriali, con l'intento di rendere progressivamente più sistematico il confronto tra differenti soluzioni progettuali e i relativi benefici ambientali attesi.
Non significa ridurre la natura a un numero.
Un ecosistema è molto più complesso di qualsiasi indice.
Significa utilizzare i dati disponibili per prendere decisioni migliori: capire dove realizzare una siepe, dove ampliare una fascia vegetata, dove creare una zona umida, quali connessioni preservare e quali elementi progettuali possono produrre il maggiore beneficio ambientale.
Il verde non deve soltanto esserci. Deve funzionare.
La sfida dei prossimi anni non sarà semplicemente aumentare il numero degli alberi o i metri quadrati di superficie verde.
Sarà creare sistemi ecologici connessi, resilienti e misurabili, capaci di convivere con città, infrastrutture, attività produttive e territorio agricolo.
Un filare può contribuire a formare un corridoio ecologico.
Un bacino può diventare un habitat.
Una fascia di mitigazione può assumere una funzione all'interno della rete ecologica.
Un'area produttiva può contribuire, se correttamente progettata, alla costruzione di una nuova infrastruttura verde e blu.
Per riuscirci occorre però iniziare a considerare la biodiversità non come qualcosa da aggiungere alla fine di un progetto, ma come uno degli elementi attraverso cui il progetto viene costruito fin dall'inizio.
La progettazione ecologica richiede quindi un passaggio fondamentale: dalla semplice presenza di verde alla verifica della sua funzionalità, dalla realizzazione di singoli interventi alla costruzione di sistemi territoriali, dalla dichiarazione dei benefici alla loro valutazione attraverso dati e indicatori appropriati.
È questa la direzione nella quale vogliamo continuare a lavorare come GreeNForest: integrare conoscenze scientifiche, progettazione e strumenti di analisi per contribuire a territori nei quali biodiversità, acqua, vegetazione e attività umane possano trovare un equilibrio più solido e duraturo.
Approfondimenti normativi e scientifici
Commissione europea – Green Infrastructure: https://environment.ec.europa.eu/topics/nature-and-biodiversity/green-infrastructure_en
Regolamento (UE) 2024/1991 del Parlamento europeo e del Consiglio sul ripristino della natura: https://eur-lex.europa.eu/eli/reg/2024/1991/oj
GreeNForest – Studio di consulenza e progettazione ambientale
Analisi ambientali e territoriali, biodiversità, infrastrutture verdi e blu, valutazioni ambientali e progettazione ecologica.

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