Infrastrutture verdi-blu e gestione delle acque meteoriche: progettare con la natura

A cura di Nicolò Avogaro – Dottore Forestale e Ingegnere Ambientale, Studio GreeNForest
Quando piove su un prato, su un terreno agricolo o su una superficie naturalmente permeabile, una parte dell'acqua può infiltrarsi nel suolo, una parte viene temporaneamente trattenuta dalla vegetazione e una parte defluisce verso i recapiti naturali.
Quando la stessa pioggia interessa un parcheggio asfaltato, una copertura industriale o una strada, il comportamento dell'acqua cambia. L'infiltrazione viene ridotta o impedita e il deflusso superficiale può aumentare, raggiungendo più rapidamente le reti di raccolta e i corpi idrici recettori.
È uno degli effetti più evidenti dell'impermeabilizzazione del territorio.
Per molti anni abbiamo affrontato questo problema soprattutto attraverso reti di tubazioni, caditoie, collettori e vasche di accumulo. Sono opere che continuano a svolgere funzioni importanti, ma che possono essere integrate con soluzioni capaci di trattenere, rallentare, infiltrare o trattare le acque meteoriche, sfruttando anche le caratteristiche del suolo e della vegetazione.
È qui che entrano in gioco le infrastrutture verdi-blu e i sistemi di drenaggio urbano sostenibile.
L'obiettivo non è semplicemente smaltire l'acqua piovana. È gestirla in modo coerente con le caratteristiche del territorio, riducendo le criticità idrauliche e creando, quando possibile, ulteriori benefici ambientali.

Che cosa sono le infrastrutture verdi-blu?
Le infrastrutture verdi-blu sono sistemi pianificati di elementi naturali, seminaturali e progettati che integrano vegetazione, suolo e acqua per fornire servizi ecosistemici.
Le componenti verdi comprendono, ad esempio, alberature, siepi, prati, fasce vegetate e aree boscate. Le componenti blu includono corsi d'acqua, fossati, zone umide, stagni e altri elementi connessi alla presenza e alla gestione dell'acqua.
Il loro valore deriva soprattutto dalle relazioni che si creano tra questi elementi.
Una fascia vegetata lungo un fosso può contribuire alla continuità ecologica del paesaggio. Una depressione verde può raccogliere temporaneamente le acque provenienti da superfici impermeabili. Un bacino di laminazione, se opportunamente progettato, può essere integrato in un sistema di habitat e percorsi naturalistici.
Non si tratta quindi di sostituire indiscriminatamente le opere idrauliche tradizionali con aree verdi.
Si tratta di progettare sistemi nei quali funzionalità idraulica, qualità ecologica e inserimento territoriale siano valutati insieme.
Perché la gestione delle acque meteoriche è diventata una questione progettuale centrale?
La progressiva impermeabilizzazione dei suoli modifica il bilancio idrologico locale.
A parità di evento meteorico, una superficie impermeabile tende a produrre una risposta più rapida rispetto a un suolo permeabile in condizioni favorevoli, con possibili aumenti delle portate di deflusso e una riduzione delle opportunità di infiltrazione.
Gli effetti dipendono naturalmente da molti fattori: intensità e durata della precipitazione, caratteristiche del terreno, pendenza, copertura vegetale, umidità antecedente, dimensioni del bacino e configurazione della rete di drenaggio.
A questi elementi si aggiunge la necessità di considerare l'evoluzione delle condizioni climatiche e degli eventi meteorici intensi.
Per questo motivo la gestione delle acque meteoriche non dovrebbe essere affrontata soltanto alla fine del progetto, quando parcheggi, edifici, strade e superfici impermeabili sono già stati definiti.
Le scelte più efficaci nascono spesso prima, durante la distribuzione degli spazi e la definizione delle quote.
Decidere dove mantenere superfici permeabili, come organizzare le pendenze, quali aree destinare alla ritenzione temporanea e dove collocare i recapiti può influire profondamente sul funzionamento dell'intero sistema.
Rain garden: quando un'aiuola diventa un sistema di gestione delle acque
Il rain garden, o giardino della pioggia, è una depressione vegetata progettata per ricevere e trattenere temporaneamente le acque meteoriche provenienti dalle superfici circostanti.
A differenza di una normale aiuola, la sua configurazione tiene conto dei volumi idrici in ingresso, delle caratteristiche del substrato, dei tempi di svuotamento e delle modalità di gestione degli eventi eccedenti la capacità di progetto.
L'acqua può essere temporaneamente immagazzinata nella depressione e, se le condizioni del terreno lo consentono, infiltrarsi progressivamente.
La vegetazione e il substrato possono inoltre contribuire alla ritenzione di alcuni contaminanti presenti nel deflusso superficiale, con prestazioni variabili in funzione del sistema e delle condizioni di esercizio.
Un rain garden può trovare applicazione presso parcheggi, piazzali, percorsi pedonali, aree residenziali e spazi pubblici.
Ma non basta scavare una depressione e piantare qualche specie ornamentale.
Occorre verificare la permeabilità del terreno, la profondità della falda, la qualità delle acque raccolte, le distanze dalle strutture, la sicurezza idraulica e la possibilità di garantire uno scarico di troppo pieno.
La scelta delle specie vegetali deve inoltre considerare l'alternanza tra periodi di temporaneo allagamento e condizioni asciutte.
Un rain garden funziona correttamente quando è un dispositivo idraulico progettato e verificato, non semplicemente un'aiuola che riceve acqua.
Fossi vegetati e trincee drenanti: due soluzioni differenti
Tra gli interventi che possono essere integrati nella progettazione delle aree verdi vi sono i fossi vegetati e le trincee drenanti.
I fossi vegetati, spesso associati al termine inglese bioswale, sono elementi lineari che possono raccogliere e convogliare le acque meteoriche, rallentandone il deflusso attraverso la conformazione della sezione e la presenza della vegetazione.
In determinate condizioni possono contribuire anche all'infiltrazione e alla riduzione del trasporto di sedimenti.
Le trincee drenanti sono invece strutture costituite da uno scavo riempito con materiale granulare idoneo, caratterizzato da una porosità utile all'accumulo temporaneo e, quando il sottosuolo lo permette, alla dispersione delle acque.
Possono essere progettate anche senza tubazioni drenanti interne, purché la configurazione idraulica, le modalità di alimentazione, la capacità di infiltrazione e le condizioni di manutenzione risultino compatibili con l'intervento.
È importante non confondere queste soluzioni.
Un fosso vegetato può avere prevalentemente una funzione di raccolta e rallentamento del deflusso. Una trincea drenante può essere destinata soprattutto all'accumulo temporaneo e all'infiltrazione.
In entrambi i casi, l'efficacia dipende dal dimensionamento e dalle condizioni effettive del sito.
Bacini di laminazione: da opere idrauliche a elementi del paesaggio
Il bacino di laminazione è un'opera destinata a trattenere temporaneamente parte dei volumi di deflusso, contribuendo a regolare la portata rilasciata verso il recapito.
Il suo dimensionamento deve rispondere a criteri idrologici e idraulici specifici, considerando gli eventi di progetto, le portate ammissibili e le caratteristiche del sistema di scarico.
Accanto alla funzione principale, però, esiste una possibilità progettuale interessante.
Quando gli spazi e le condizioni tecniche lo consentono, il bacino può essere modellato attraverso sponde a pendenza contenuta, fasce vegetate e differenziazione delle condizioni di umidità.
Questi elementi possono favorire l'inserimento paesaggistico e offrire opportunità per lo sviluppo di habitat, senza compromettere i volumi utili e le condizioni di sicurezza.
È necessario distinguere un bacino normalmente asciutto, destinato ad allagarsi durante gli eventi meteorici, da una zona umida con presenza d'acqua più persistente.
Le due configurazioni non sono ecologicamente equivalenti e richiedono differenti scelte progettuali e gestionali.
Anche in questo caso, la biodiversità non deve essere aggiunta dopo il dimensionamento idraulico, ma considerata nella definizione delle soluzioni compatibili con la funzione dell'opera.
Le Nature-based Solutions possono sostituire le reti tradizionali?
Non sempre. E non è questo il loro obiettivo principale.
Le Nature-based Solutions, o soluzioni basate sulla natura, utilizzano processi naturali per affrontare problemi ambientali e sociali, producendo benefici anche per la biodiversità e i servizi ecosistemici.
Nella gestione delle acque meteoriche possono integrare le infrastrutture convenzionali, riducendo il volume o la velocità del deflusso e contribuendo, in determinate condizioni, al miglioramento della qualità delle acque.
In altri contesti, tuttavia, le caratteristiche del terreno, la presenza di falde superficiali, il rischio di contaminazione o la limitata disponibilità di spazio possono rendere necessarie soluzioni differenti.
Un sistema ben progettato può quindi comprendere contemporaneamente aree verdi depresse, fossi vegetati, trincee drenanti, invasi e manufatti idraulici tradizionali.
La scelta non dovrebbe dipendere da una preferenza ideologica per il verde o per le opere convenzionali.
Dovrebbe derivare dal confronto tra prestazioni, sicurezza, costi di realizzazione, manutenzione e benefici ambientali effettivamente conseguibili.
Come si dimensiona un sistema di drenaggio sostenibile?
Il dimensionamento parte dalla conoscenza del bacino scolante e delle sue condizioni idrologiche.
È necessario individuare le superfici interessate, distinguendo quelle permeabili, semipermeabili e impermeabili, e valutare il comportamento del deflusso nelle condizioni ante e post intervento.
Occorre poi definire gli eventi meteorici di riferimento, stimare le portate e i volumi prodotti e verificare la capacità delle opere previste.
Per le soluzioni infiltranti assumono particolare importanza le caratteristiche geologiche e idrogeologiche del sito.
La permeabilità non dovrebbe essere attribuita al terreno soltanto sulla base della sua classificazione generale: quando l'infiltrazione è determinante per il funzionamento dell'opera, sono necessarie verifiche e dati rappresentativi delle condizioni locali.
Analogamente, il volume geometrico di una trincea non coincide con il volume d'acqua effettivamente accumulabile, che dipende dalla porosità utile del materiale di riempimento.
Il progetto deve inoltre prevedere il comportamento del sistema durante eventi superiori a quelli assunti per il dimensionamento, individuando percorsi di sfioro e condizioni di sicurezza.
Una soluzione sostenibile deve prima di tutto essere tecnicamente affidabile.
Come si misurano i benefici delle infrastrutture verdi-blu?
Un sistema di gestione sostenibile delle acque può produrre benefici differenti, ma non tutti possono essere dimostrati con lo stesso indicatore.
Per valutare le prestazioni idrauliche possiamo considerare i volumi temporaneamente trattenuti, le portate di picco, i tempi di svuotamento, le superfici effettivamente disconnesse dalla rete di raccolta e, dove pertinente, i volumi infiltrati.
Per la componente ecologica possiamo invece analizzare la superficie destinata a vegetazione, la diversità delle specie utilizzate, la presenza di habitat, la continuità con gli elementi della rete ecologica e le condizioni di gestione nel tempo.
Per i servizi ecosistemici possono essere individuati indicatori relativi alla regolazione idrologica, alla mitigazione microclimatica e alla qualità ecologica del sistema.
È essenziale distinguere tra prestazioni previste dal progetto e risultati effettivamente verificati.
Un volume di laminazione può essere calcolato attraverso il dimensionamento idraulico. Un beneficio sulla biodiversità può essere stimato sulla base delle caratteristiche dell'intervento, ma la sua effettiva realizzazione richiede, quando pertinente, osservazioni e monitoraggi.
Anche le prestazioni idrauliche possono variare nel tempo a causa della sedimentazione, dell'intasamento dei substrati o della mancata manutenzione.
Per questo gli indicatori devono essere accompagnati da criteri di verifica e da un programma gestionale proporzionato alla complessità dell'opera.
Il contributo del GIS e di QGIS alla progettazione
La progettazione delle infrastrutture verdi-blu può essere supportata da analisi territoriali sviluppate attraverso sistemi informativi geografici come QGIS.
L'integrazione di modelli digitali del terreno, uso del suolo, reti idrografiche, infrastrutture, dati geologici e vincoli territoriali permette di costruire un quadro conoscitivo utile alle prime scelte progettuali.
Attraverso queste analisi possiamo individuare le aree potenzialmente idonee alla realizzazione di sistemi di ritenzione o laminazione, riconoscere le principali direttrici di deflusso e verificare le possibili interferenze con elementi ambientali sensibili.
Il GIS consente inoltre di mettere in relazione le soluzioni idrauliche con la rete ecologica esistente.
Un fosso vegetato, ad esempio, può essere valutato non soltanto per la sua funzione di drenaggio, ma anche per il potenziale contributo alla connessione tra fasce alberate, prati e altri habitat.
Le analisi GIS non sostituiscono i rilievi topografici, le indagini geotecniche o i modelli idraulici necessari per il dimensionamento delle opere.
Permettono però di affrontare il progetto con una visione territoriale più completa, confrontando alternative e individuando le aree sulle quali concentrare gli approfondimenti.
Invarianza idraulica e compatibilità idraulica nel Veneto
Nel Veneto la gestione delle trasformazioni territoriali deve confrontarsi anche con la disciplina della compatibilità idraulica, che trova un riferimento fondamentale nella DGR n. 2948 del 6 ottobre 2009.
La valutazione di compatibilità idraulica, nei casi previsti dalla disciplina applicabile, è finalizzata a verificare la coerenza delle previsioni urbanistiche con le condizioni idrauliche del territorio e a individuare le eventuali misure compensative necessarie.
In questo contesto, le superfici permeabili, le aree verdi conformate per l'accumulo temporaneo delle acque, gli invasi e gli altri sistemi di gestione del deflusso possono assumere un ruolo progettuale rilevante.
È però necessario distinguere la verifica della compatibilità idraulica, le prescrizioni di invarianza eventualmente applicabili e il dimensionamento delle singole opere.
La presenza di un rain garden o di una trincea drenante non dimostra, da sola, il rispetto dei requisiti idraulici.
La soluzione deve essere verificata attraverso le analisi e i calcoli richiesti dal caso concreto, considerando anche le indicazioni degli enti competenti e dei gestori dei recapiti.
L'integrazione tra progettazione ambientale e progettazione idraulica consente di affrontare queste esigenze fin dalle prime fasi, evitando di relegare le opere compensative agli spazi residui dell'intervento.
Un quadro europeo sempre più orientato alla gestione integrata dell'acqua
La gestione delle acque meteoriche si inserisce anche in un quadro europeo che attribuisce crescente importanza alla riduzione delle pressioni sui sistemi di drenaggio e sui corpi idrici recettori.
La Direttiva (UE) 2024/3019, relativa al trattamento delle acque reflue urbane, disciplina anche la predisposizione di piani integrati di gestione delle acque reflue urbane per determinate categorie di agglomerati.
Nell'ambito di tali piani, la direttiva richiama il ruolo delle infrastrutture verdi e blu, delle misure di ritenzione naturale delle acque e della riduzione delle superfici impermeabili.
Non significa che ogni intervento edilizio debba necessariamente realizzare un rain garden o una zona umida.
Significa che, alla scala della pianificazione e della gestione dei sistemi urbani, le soluzioni basate sulla natura assumono un ruolo riconosciuto nel quadro delle possibili misure per affrontare il deflusso meteorico e le relative pressioni ambientali.
Per chi progetta trasformazioni urbane e produttive, questa evoluzione rafforza l'importanza di una visione integrata tra acque, suolo, vegetazione e biodiversità.
Dalla gestione delle acque alla progettazione ecologica: l'approccio GreeNForest
In GreeNForest affrontiamo le infrastrutture verdi-blu come elementi di un sistema territoriale, cercando di integrare le esigenze idrauliche con la progettazione del verde e la valutazione delle componenti ambientali.
Questo approccio trova applicazione nella riqualificazione di aree urbane e produttive, nella sistemazione di spazi aperti, nella realizzazione di fasce vegetate e nella progettazione di sistemi drenanti.
L'obiettivo è individuare soluzioni che rispondano alle esigenze funzionali dell'intervento e, dove possibile, contribuiscano anche alla qualità ecologica del territorio.
Un ambito particolarmente interessante è quello delle aree produttive, nelle quali parcheggi, piazzali, coperture e viabilità possono generare importanti superfici scolanti.
In questi contesti, la gestione delle acque meteoriche può essere affrontata insieme alla definizione delle fasce verdi, alla mitigazione paesaggistica e alla costruzione di elementi di connessione ecologica.
Esperienze progettuali come il Nogarole Biodiversity Hub, sviluppato nell'ambito della riqualificazione ambientale e della progettazione degli spazi aperti, rappresentano un contesto nel quale approfondire l'integrazione tra sistemi drenanti, vegetazione e funzionalità ecologica.
Le prestazioni ambientali di tali soluzioni devono essere valutate in relazione ai dati di progetto e, per i benefici che richiedono verifica sul campo, attraverso appropriati monitoraggi.
L'obiettivo non è attribuire automaticamente un valore ecologico a qualsiasi opera verde, ma comprendere quali soluzioni possano realmente contribuire al miglioramento del sistema territoriale.
Conclusioni: progettare l'acqua significa progettare il territorio
L'acqua meteorica non è soltanto un volume da raccogliere e allontanare.
È una componente fondamentale del funzionamento del territorio e può diventare un elemento intorno al quale organizzare una progettazione più integrata.
Un fosso vegetato può contribuire al drenaggio e alla continuità ecologica. Una depressione verde può gestire temporaneamente il deflusso e diversificare gli spazi aperti. Un bacino di laminazione può svolgere la propria funzione idraulica e, quando le condizioni lo consentono, essere inserito in un sistema di habitat.
Ma questi risultati non derivano automaticamente dalla presenza di vegetazione.
Richiedono analisi, dimensionamento, scelta dei materiali, conoscenza delle condizioni locali e manutenzione.
La vera innovazione delle infrastrutture verdi-blu consiste proprio in questo: non considerare più acqua, suolo, vegetazione e biodiversità come componenti separate, ma come parti di un unico progetto.
Per GreeNForest, progettare con la natura significa utilizzare conoscenze scientifiche e strumenti tecnici per individuare soluzioni che siano funzionali, verificabili e coerenti con il contesto territoriale.
Perché un'infrastruttura verde-blu non deve soltanto apparire sostenibile.
Deve funzionare, nel tempo e nelle condizioni per le quali è stata progettata.
Riferimenti normativi e scientifici
Commissione europea – Nature-based Solutions: https://research-and-innovation.ec.europa.eu/research-area/environment/nature-based-solutions_en
Commissione europea – Green Infrastructure: https://environment.ec.europa.eu/topics/nature-and-biodiversity/green-infrastructure_en
Regione del Veneto – Compatibilità idraulica e DGR n. 2948/2009: https://www.regione.veneto.it/web/ambiente-e-territorio/compatibilita-idraulica
Direttiva (UE) 2024/3019 sul trattamento delle acque reflue urbane: https://eur-lex.europa.eu/eli/dir/2024/3019/oj
GreeNForest – Studio di consulenza e progettazione ambientale
Progettazione ecologica, infrastrutture verdi-blu, gestione delle acque meteoriche, biodiversità, analisi GIS e valutazioni ambientali.

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