Servizi ecosistemici: come misurare il valore ambientale di un progetto

A cura di Nicolò Avogaro – Dottore Forestale e Ingegnere Ambientale, Studio GreeNForest
Quando progettiamo un'area verde, una fascia boscata, un sistema drenante o un intervento di riqualificazione ambientale, siamo abituati a descrivere le opere che verranno realizzate: quanti alberi saranno piantati, quanta superficie verrà rinverdita, quali materiali saranno utilizzati e quali elementi del paesaggio saranno modificati.
Ma queste informazioni, da sole, non ci dicono quanto il progetto migliorerà realmente il territorio.
Un intervento può aumentare la superficie vegetata senza migliorare in modo significativo la biodiversità. Può prevedere numerose alberature senza produrre immediatamente benefici microclimatici rilevanti. Può realizzare una zona umida che, se correttamente progettata e gestita, contribuisce contemporaneamente alla regolazione delle acque e alla diversificazione degli habitat.
La domanda diventa quindi un'altra: quali benefici ambientali produce un progetto, come possiamo stimarli e in che modo possiamo verificarli nel tempo?
È da questa domanda che nasce l'interesse per la valutazione dei servizi ecosistemici.

Che cosa sono i servizi ecosistemici?
I servizi ecosistemici sono i contributi che gli ecosistemi forniscono al benessere umano e alle attività economiche e sociali.
Un bosco può contribuire alla regolazione del clima, all'intercettazione delle precipitazioni e alla protezione del suolo. Una zona umida può partecipare alla regolazione idrologica e offrire opportunità ricreative. Un sistema di vegetazione urbana può contribuire all'ombreggiamento, alla qualità degli spazi pubblici e alla mitigazione delle temperature superficiali.
Non tutti questi benefici sono immediatamente visibili e non tutti possono essere quantificati con gli stessi strumenti.
Nel quadro internazionale del System of Environmental-Economic Accounting – Ecosystem Accounting (SEEA EA), i servizi ecosistemici vengono distinti in tre grandi categorie: servizi di approvvigionamento, servizi di regolazione e mantenimento e servizi culturali.
I primi comprendono i contributi materiali degli ecosistemi, come alcune produzioni vegetali e forestali. I secondi riguardano processi come la regolazione idrologica, climatica e biologica. I servizi culturali comprendono invece benefici legati alla fruizione, al paesaggio, alla ricreazione e all'esperienza della natura.
È importante distinguere i servizi ecosistemici dalla biodiversità stessa.
La biodiversità rappresenta una componente fondamentale della struttura e del funzionamento degli ecosistemi, ma non può essere ridotta alla sola quantità di servizi che questi forniscono alle persone.
Un habitat può avere un elevato valore conservazionistico anche quando i benefici economici direttamente quantificabili risultano limitati.
Perché misurare i servizi ecosistemici nella progettazione?
La valutazione dei servizi ecosistemici permette di superare una descrizione del progetto basata esclusivamente sulle opere previste.
Non ci limitiamo più a indicare che verranno piantati alberi o realizzate superfici permeabili, ma cerchiamo di comprendere quali cambiamenti potranno determinare.
Per esempio, la sostituzione di una pavimentazione impermeabile con un'area vegetata può modificare il comportamento delle acque meteoriche e le condizioni microclimatiche locali.
L'inserimento di una fascia arbustiva può contribuire alla disponibilità di risorse per alcune specie faunistiche, ma la sua effettiva utilità dipende dalla composizione vegetale, dalla posizione e dalle relazioni con gli habitat circostanti.
Un nuovo boschetto può accumulare carbonio durante la crescita, ma il beneficio netto dipende anche dalle condizioni iniziali, dalla gestione, dalle emissioni associate all'intervento e dalla permanenza della vegetazione.
Misurare questi aspetti significa rendere più trasparenti le scelte progettuali.
Significa anche poter confrontare alternative differenti, individuando quelle che rispondono meglio agli obiettivi ambientali del progetto.
Il confronto ante operam e post operam: il punto di partenza
Per valutare il miglioramento ambientale prodotto da un intervento occorre innanzitutto conoscere la situazione iniziale.
Lo stato ante operam costituisce il riferimento rispetto al quale confrontare le trasformazioni previste.
La fase post operam deve invece essere descritta distinguendo tra condizioni progettate, condizioni effettivamente realizzate e risultati osservabili nel tempo.
Questa distinzione è fondamentale.
Una pianta appena messa a dimora non offre gli stessi benefici di un albero adulto. Una zona umida di nuova realizzazione non presenta necessariamente, fin dal primo anno, le caratteristiche ecologiche di un habitat consolidato.
Allo stesso modo, una superficie teoricamente permeabile può avere prestazioni inferiori a quelle attese se il terreno viene compattato o se il sistema drenante non viene mantenuto correttamente.
Per questo motivo, un confronto rigoroso dovrebbe considerare almeno tre situazioni: lo stato iniziale, lo scenario di progetto e le condizioni effettivamente riscontrate dopo la realizzazione.
Quando l'obiettivo è attribuire al progetto un cambiamento ambientale, può essere necessario considerare anche uno scenario di riferimento senza intervento, soprattutto se le condizioni del territorio sono destinate a evolvere autonomamente.
Il principio è semplice: non basta misurare ciò che viene realizzato; occorre valutare ciò che cambia rispetto a una condizione di riferimento.
Quali indicatori utilizzare per valutare un progetto?
Non esiste un indicatore universale capace di descrivere tutte le componenti ambientali.
La scelta dipende dagli obiettivi del progetto, dalla scala territoriale, dalla disponibilità di dati e dai processi ecologici che si intendono analizzare.
Per una riqualificazione urbana potranno essere prioritari la permeabilità del suolo, l'ombreggiamento e la gestione delle acque meteoriche.
Per un intervento forestale potranno assumere maggiore importanza la struttura della vegetazione, la composizione specifica, la continuità ecologica e l'evoluzione della biomassa.
Per una riqualificazione naturalistica sarà invece necessario valutare anche le condizioni degli habitat e la risposta delle componenti faunistiche.
Gli indicatori devono essere scelti prima di effettuare il confronto, evitando di selezionare soltanto quelli che restituiscono risultati favorevoli.
Superficie permeabile e regolazione delle acque
Uno dei primi indicatori utilizzabili riguarda la superficie permeabile.
La sua variazione può essere espressa in metri quadrati o in percentuale rispetto all'area di intervento.
È un dato utile, ma non coincide automaticamente con la quantità d'acqua infiltrata.
La capacità di infiltrazione dipende infatti dalle caratteristiche del terreno, dalla pendenza, dalla copertura vegetale, dall'umidità antecedente e dalle condizioni di gestione.
Per valutare le prestazioni idrologiche possono essere necessari ulteriori indicatori, come i volumi di deflusso, le portate di picco, la capacità di invaso e i tempi di svuotamento.
Un incremento della superficie permeabile rappresenta quindi una trasformazione fisica misurabile, mentre il beneficio idrologico deve essere valutato attraverso metodi appropriati.
Copertura arborea e regolazione microclimatica
La copertura arborea è un altro parametro particolarmente interessante nei progetti urbani.
Può essere misurata come superficie coperta dalla proiezione delle chiome oppure come percentuale rispetto all'area considerata.
La presenza di alberature può contribuire all'ombreggiamento e, attraverso i processi di evapotraspirazione, alla regolazione delle condizioni microclimatiche.
Tuttavia, l'effetto dipende dalla specie, dalle dimensioni della chioma, dalla disponibilità idrica, dalla configurazione degli edifici e dalle caratteristiche delle superfici circostanti.
Per questo motivo la sola quantità di alberi piantati non è un indicatore sufficiente per stimare il beneficio termico.
Una valutazione più completa può considerare la copertura arborea attesa nel tempo, le superfici effettivamente ombreggiate e, quando necessario, simulazioni o misurazioni microclimatiche.
Biodiversità e qualità degli habitat
La biodiversità è una componente particolarmente complessa da rappresentare attraverso indicatori sintetici.
La ricchezza di specie, la composizione delle comunità biologiche, la presenza di specie di interesse conservazionistico e le caratteristiche degli habitat forniscono informazioni differenti.
Un aumento del numero di specie vegetali utilizzate in un progetto non dimostra necessariamente un incremento della biodiversità complessiva.
Occorre considerare la coerenza ecologica delle specie, la struttura della vegetazione, la qualità degli habitat e le possibilità di utilizzo da parte della fauna.
In alcuni casi possono essere utilizzati indicatori di idoneità ambientale per specie o gruppi faunistici.
Questi strumenti consentono di stimare la potenziale compatibilità tra caratteristiche del territorio ed esigenze ecologiche delle specie considerate.
La presenza effettiva delle specie richiede però evidenze adeguate, come dati distributivi affidabili, rilievi o monitoraggi.
È quindi importante distinguere tra habitat potenzialmente idoneo e presenza faunistica accertata.
Connettività ecologica e frammentazione
Un progetto può contribuire alla biodiversità anche migliorando le relazioni tra habitat differenti.
Una fascia alberata, una siepe campestre o un sistema di vegetazione ripariale possono costituire elementi di connessione ecologica.
La loro efficacia dipende però dalle specie considerate, dalla struttura del paesaggio e dalla presenza di barriere.
Attraverso analisi GIS è possibile studiare la distribuzione degli habitat, le distanze tra aree potenzialmente idonee, la frammentazione territoriale e la continuità degli elementi naturali.
Possono essere utilizzati indici spaziali e modelli di connettività, purché siano esplicitate le ipotesi adottate.
Un miglioramento della connettività modellata rappresenta un risultato progettuale utile, ma non equivale automaticamente alla dimostrazione di un aumento degli spostamenti faunistici.
Anche in questo caso la distinzione tra stima e verifica è essenziale.
Il carbonio: un indicatore utile, ma da interpretare correttamente
La capacità della vegetazione di accumulare carbonio è spesso richiamata nella valutazione dei benefici ambientali.
Alberi, arbusti e suoli possono costituire importanti serbatoi di carbonio, ma la quantificazione richiede attenzione.
Occorre distinguere il carbonio già immagazzinato dalla quantità che potrà essere accumulata nel tempo.
La biomassa presente in un bosco rappresenta uno stock, mentre l'incremento annuale della biomassa contribuisce a descrivere un flusso.
Non sono grandezze equivalenti.
Inoltre, il carbonio immagazzinato non coincide automaticamente con il beneficio climatico netto dell'intervento.
Una valutazione completa dovrebbe considerare, in funzione degli obiettivi e dei confini dell'analisi, le emissioni legate alla realizzazione e alla manutenzione, le eventuali perdite di carbonio del suolo, la mortalità delle piante e la permanenza degli accumuli.
Attribuire a un progetto un quantitativo di CO₂ assorbita senza indicare metodo, orizzonte temporale e ipotesi utilizzate può produrre risultati fuorvianti.
La quantificazione del carbonio è utile quando costituisce una valutazione tecnicamente documentata, non quando diventa una semplice cifra comunicativa.
Si può attribuire un valore economico ai servizi ecosistemici?
In alcuni casi sì, ma non sempre è necessario né opportuno.
La contabilità ecosistemica internazionale distingue le valutazioni espresse in unità fisiche da quelle espresse in termini monetari.
Per esempio, una prestazione può essere descritta attraverso metri cubi d'acqua trattenuta, ettari di habitat o quantità di carbonio immagazzinata.
L'eventuale traduzione economica richiede un metodo specifico, coerente con il servizio considerato e con le finalità della valutazione.
È importante evitare di applicare indiscriminatamente valori economici medi a superfici territoriali molto differenti.
Un ettaro di bosco, un ettaro di prato urbano e un ettaro di zona umida non forniscono necessariamente gli stessi servizi, né producono benefici equivalenti in qualsiasi contesto.
Anche la localizzazione è determinante.
Un'area vegetata può offrire un beneficio di regolazione idrologica particolarmente rilevante in un contesto e molto più limitato in un altro.
La valutazione monetaria può essere uno strumento di supporto alle decisioni, ma non rappresenta il valore complessivo della natura.
Per molti progetti, un insieme ben costruito di indicatori fisici ed ecologici può essere più trasparente e utile di una cifra economica unica.
Come utilizzare QGIS per valutare i servizi ecosistemici?
I sistemi informativi geografici rappresentano uno strumento importante per organizzare le informazioni ambientali e confrontare scenari progettuali.
Attraverso QGIS possiamo integrare dati relativi all'uso del suolo, alla vegetazione, all'idrografia, alla morfologia del terreno, alle infrastrutture e agli elementi della rete ecologica.
Queste informazioni permettono di costruire una rappresentazione spaziale dello stato iniziale e delle trasformazioni previste.
Un progetto di riqualificazione può essere analizzato confrontando le superfici impermeabili e permeabili, la distribuzione delle alberature, le aree destinate a nuovi habitat e le relazioni con gli elementi naturali circostanti.
Le elaborazioni GIS possono inoltre supportare la costruzione di indicatori e la produzione di cartografie tematiche.
Per alcuni servizi ecosistemici possono essere necessari modelli specifici, dati climatici, parametri idrologici o informazioni ecologiche aggiuntive.
QGIS, da solo, non misura automaticamente tutti i benefici ambientali.
È la qualità dei dati e la correttezza del metodo adottato a determinare l'affidabilità della valutazione.
Un esempio applicativo: riqualificare un'area produttiva
Immaginiamo un'area produttiva caratterizzata da ampie superfici impermeabili, parcheggi, viabilità interna e limitata presenza di vegetazione.
Il progetto prevede la riorganizzazione degli spazi aperti, l'introduzione di superfici drenanti, la realizzazione di fasce vegetate e l'inserimento di un sistema di gestione delle acque meteoriche.
Come possiamo valutare i benefici attesi?
Il primo passaggio consiste nel ricostruire le condizioni iniziali: superfici impermeabili, copertura vegetale, caratteristiche del deflusso e relazioni ecologiche con il territorio circostante.
Successivamente vengono definiti gli interventi e gli indicatori più pertinenti.
La riduzione delle superfici impermeabili può essere misurata direttamente. Le prestazioni idrologiche devono essere verificate attraverso il dimensionamento delle opere.
La copertura arborea può essere stimata considerando lo sviluppo previsto delle chiome. Le fasce vegetate possono essere analizzate rispetto alla loro composizione e alla possibile funzione ecologica.
La connettività può essere valutata attraverso analisi territoriali, mentre gli effetti sulla fauna richiedono un livello di approfondimento proporzionato agli obiettivi.
Il risultato non dovrebbe essere necessariamente un singolo punteggio ambientale.
Può essere più utile costruire un quadro di indicatori che mostri, per ciascuna componente, lo stato iniziale, lo scenario progettuale, il cambiamento atteso e il livello di affidabilità della stima.
Questo permette di comprendere dove il progetto produce benefici, dove permangono criticità e quali risultati dovranno essere verificati nel tempo.
Servizi ecosistemici, VIA, VAS e VIncA: quali relazioni?
La valutazione dei servizi ecosistemici può contribuire alla conoscenza del territorio e al confronto tra alternative progettuali anche nell'ambito delle procedure ambientali.
Nella Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), gli indicatori possono supportare la descrizione delle trasformazioni previste e delle possibili conseguenze sulle componenti ambientali.
Nella Valutazione Ambientale Strategica (VAS), possono contribuire al confronto tra scenari di pianificazione e alla definizione di obiettivi e criteri di monitoraggio.
Nella Valutazione di Incidenza Ambientale (VIncA), le analisi territoriali ed ecologiche possono fornire elementi conoscitivi utili, ma non sostituiscono la valutazione degli effetti sui siti Natura 2000 in relazione ai loro obiettivi di conservazione.
È importante non confondere un bilancio positivo di servizi ecosistemici con l'assenza di impatti significativi.
Un intervento può migliorare alcuni indicatori ambientali e, contemporaneamente, produrre effetti negativi su habitat o specie di particolare interesse.
Le procedure ambientali mantengono quindi finalità, criteri e requisiti propri.
La valutazione dei servizi ecosistemici può arricchire il quadro conoscitivo, ma non deve essere utilizzata per compensare automaticamente criticità che richiedono specifiche verifiche normative.
L'approccio GreeNForest: dalla descrizione del verde alla verifica dei risultati
In GreeNForest riteniamo che la progettazione ambientale debba evolvere verso una maggiore capacità di descrivere e verificare i risultati degli interventi.
Le competenze forestali, naturalistiche e di ingegneria ambientale possono essere integrate con analisi GIS e strumenti di valutazione per costruire un quadro più completo delle trasformazioni territoriali.
Questo approccio trova applicazione nella riqualificazione di aree urbane e produttive, nella progettazione di infrastrutture verdi-blu, negli interventi di rinaturalizzazione e nelle valutazioni ambientali.
Un'attenzione particolare viene rivolta al confronto tra condizioni ante operam, scenari progettuali e condizioni post operam.
Stiamo inoltre sviluppando strumenti di supporto alle analisi territoriali e alla valutazione ambientale, con l'obiettivo di rendere progressivamente più sistematico il confronto tra differenti alternative progettuali.
Il principio che guida questo percorso è semplice: utilizzare indicatori scientificamente fondati, documentare le ipotesi e distinguere ciò che può essere calcolato da ciò che richiede osservazioni dirette.
Non significa ridurre la complessità della natura a un numero.
Significa utilizzare i dati per assumere decisioni più consapevoli e rendere verificabili, nei limiti delle conoscenze disponibili, i benefici ambientali attesi.
Conclusioni: il valore di un progetto non si misura soltanto in metri quadrati
Per molto tempo abbiamo descritto la qualità ambientale degli interventi attraverso quantità relativamente semplici: superfici a verde, numero di alberi, estensione delle siepi e dimensioni delle aree rinaturalizzate.
Sono informazioni importanti, ma non sufficienti.
Un progetto può essere valutato in modo più completo quando sappiamo descrivere le trasformazioni che produce sul funzionamento del territorio.
Quanta acqua viene effettivamente trattenuta? Come cambia la copertura arborea? Quali habitat vengono conservati o ricostituiti? Quali elementi della rete ecologica vengono rafforzati? Quali risultati possono essere verificati nel tempo?
Non tutte queste domande hanno risposte immediate.
Alcune richiedono calcoli, altre modelli, altre ancora rilievi e monitoraggi.
La sfida consiste nel costruire un sistema di valutazione proporzionato al progetto, evitando sia semplificazioni eccessive sia analisi inutilmente complesse.
Il valore ambientale di un intervento non dipende soltanto da ciò che viene realizzato, ma da come quell'intervento modifica il funzionamento del territorio.
È questa la prospettiva che vogliamo sviluppare in GreeNForest: una progettazione nella quale biodiversità, acqua, suolo, vegetazione e servizi ecosistemici siano considerati fin dall'inizio, attraverso conoscenze scientifiche, strumenti tecnici e risultati verificabili.
Perché progettare un ambiente migliore significa anche essere capaci di spiegare, con dati adeguati, in che modo lo stiamo migliorando.
Approfondimenti scientifici
Nazioni Unite – System of Environmental-Economic Accounting – Ecosystem Accounting: https://seea.un.org/en/methodology/ecosystem-accounting
Nazioni Unite – Introduction to SEEA Ecosystem Accounting: https://seea.un.org/en/Introduction-to-Ecosystem-Accounting
IPBES – Conceptual Framework: https://www.ipbes.net/conceptual-framework
IPBES – Core Indicators: https://www.ipbes.net/core-indicators-0
GreeNForest – Studio di consulenza e progettazione ambientale
Analisi territoriali e ambientali, biodiversità, servizi ecosistemici, infrastrutture verdi-blu, GIS e progettazione ecologica.

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